Museo dele Clanfe

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Riportiamo qui di seguito il testo della mail ricevuta mercoledì 10 novembre 2010...

"Caro Mauro Vascotto,
è uscito il mio libro ZOGHI DE FIOI dove ho pubblicato notizie sull'associazione e foto dei tuffi dell'Olimpiade delle clanfe. Lo potete trovare nelle migliori librerie (Lovat, Svevo ecc). Allego l'invito alla presentazione che verrà fatta al circolo della Stampa. Ci saranno recensioni  sul Piccolo e sul prossimo numero del Mercatino. Grazie e a presto. Liliana Bamboschek"

zoghi_dei_fioi_immagine

 

tratto dal libro:
Liliana Bamboschek ©
"ZOGHI DEI FIOI" - Come giocavano una volta i nostri ragazzi
© Edizioni Il Murice
Collana "Iera una volta Trieste" n.12 - IUT12
Prima Edizione: settembre 2010

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Capitolo quinto

I GIOCHI AL MARE

La mularia di una volta (come quella di oggi) adorava il mare e d'estate i bagni diventavano il divertimento principale (Fig.61, 62). Si raggiungeva a piedi il popolare "Pedocin", il bagno alla Lanterna: l'ingresso era gratuito solo bisognava rispettare la tradizionale divisione fra maschi e femmine. Altrimenti ci si orientava verso la riviera di Barcola raggiungibile col tram n.6 e lì non mancavano stabilimenti accessibili a tutti, dal Cedas ai Topolini, i bagni pubblici che col tempo diventarono la meta preferita dalla gioventù.
Muli e mule diventavano fin da piccoli esperti nuotatori, si faceva a gara a raggiungere "i travi", i pali di legno che segnavano il limite delle acque balneabili; poi il nuotatorre con una rapida "virada" raggiungeva di nuovo la spiaggia. Ciascuno si esibiva nella specialità preferita: stile libero, a rana, a delfino, a dorso, "a cagneto", "a vaporeto", "a morto", "a meza nave" (sul fianco) o si dedicava "a far dorade" (a nuotare sott'acqua) ecc. I dispetti fra maschi, e soprattutto nei riguardi delle ragazze, erano all'ordine del giorno: "schizade" (spruzzi d'acqua) e soprattutto "tociade" (tirar sotto qualcuno a tradimento) erano il passatempo preferito dalla mularia. Poi anche i tuffi diventarono una specialità dei ragazzi che dalle zattere, dai pali ma soprattuto dal trampolino si esibivano instancabilmente: a testa, "a piron" (ritto in piedi), "a panzada" (sulla pancia), "a schenada" (sula schiena), "a capriola" (con capovolta), "a bomba" (con le gambe raccolte per provocare il massimo di spruzzi), "a verigola" (girando su se stessi a spirale), "a clanfa" (con le braccia e le gambe a formare un ferro di cavallo) ecc. Negli stabilimenti balneari dotati di un regolare trampolino (come il bagno Ausonia o il Ferroviario) si svolgevano veri e propri tornei che avevano i loro campioni soprattutto nelle categorie dei tuffi più strampalati e spettacolari. Qui la creatività non aveva limiti.
Questa vecchia tradizione triestina è arrivata fino ai tempi moderni e nell'estate del 2008 è stata organizzata ufficialmente la prima "Olimpiade dele clanfe" nella piscina dello stabilimento Ausonia a cura dell'Associazione di Promozione Sociale Spiz. Dato il grande successo la manifestazione è stata ripetuta nel 2009 ed è in preparazione anche per l'anno in corso. La partecipazione è aperta a tutti e i concorrenti vengono suddivisi in varie categorie: "Fioi e pice" sotto i 12 anni, "Muleti e mlete" (dai 12 ai 16), "Muli e mule" (dai 17 ai 25), "muloni e babe" (dai 25 ai 26), "Vece bobe e vece marantighe" (over 36). Al tuffatore viene richiesto un tuffo singolo dal trampolino elastico da tre metri che deve corrispondere alla terminologia di: "clanfa", "bomba" o "kamikaze". I tuffi sono giudicati da un'apposita giuria e, a parità di punteggio, si dà la preferenza al concorrente più giovane. Vengono particolarmente apprezzati i tipi spiritosi ("légere", "nagane", "bobe" sono i termini i gergo triestino che li definiscono) e si accettano tutti i tipi di costume, travestimento, acconciatura, trucco ecc.
Ci troviamo subito in un clima tipico di mularia triestina amante degli scherzi e delle smargiassate: il tuffo a "clanfa" è il più rappresentativo di questo stile (se vogliamo chiamarlo così). Il concorrente prende la rincorsa e si lascia cadere giù con le mani dietro la nuca, le gambe piegate all'indietro in atteggiamento di abbandono ma all'ultimo momento con un guizzo improvviso assume la forma della classica "clanfa", pieganosi in avanti a formare un ferro di cavallo. L'entrata in acqua deve essere fragorosa e "schizar" più in alto possibile.
Nel tuffo a "bomba americana" si piomba giù in posizione completamente raccolta ma all'ultimo momento si allunga una gamba. Ci sono mille piccoli accorgimenti e tecniche ma lo scoopo è sempre quello di fare dei grandi tonfi e possibilmente bagnare abbondantemente con gli schizzi signore e signorine che si trovano nelle vicinanze del trampolino. Questi tuffi ricordano le stagioni balneari degli anni '50 dall'Ausonia al bagno Excelsior, dai Topolini a Muggia. E oggi le moderne giurie li valutano secondo gli stessi criteri di allora: l'esecuzione e l'entità dello spruzzo prodotto.  Ma i tuffatori possono anche scegliere delle varianti che sono: "classica", "agitada", "girada", "tresessanta", "mortal", "dopomortal", "seteventi" e "ufo". Un bel divertimento, non c'è che dire, anche perchè certi tuffatori si presentano con travestimenti fantasiosi, cappelli, parrucche, asciugamani a forma di mantello, qualcuno addirittura in un classico tutù... e il commento del presentatore è sempre all'altezza. Alla fine i premi per i primi tre classificati a queste Olimpiadi sono naturalmente clanfe d'oro, d'argento e di bronzo (in facsimile).
Insomma una simpatica goliardata ma anche un po' di spirito della vecchia Trieste che si cerca in questo modo di far sopravvivere (Fig. 63, 64, 65, 66, 67, 68).

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