Scala Santa (il percorso)

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trieste vue prise de escalier saint WEBScala Santa era una via molto importante e trafficata del passato storico di Trieste. Fino al 1780 era l'unica strada (pedonale) che univa Trieste a Opicina. Tutti i produttori agricoli dell'altipiano carsico la usavano per raggiungere la città e poter vendere i loro prodotti. Viceversa tutti i cittadini triestini che volevano raggiungere il Carso, soprattutto quando d'estate l'afa della città diventava insopportabile, dovevano "farsi" inevitabilmente Scala Santa.
Scala Santa in una foto dei primi del '900Il toponimo sembrerebbe derivare dalla “Scala Santa” di tradizione cristiana (quella per intenderci che Gesù Cristo salì per presentarsi davanti a Ponzio Pilato al Sinedrio), ma la “nostra” Scala Santa invece potrebbe aver preso il suo nome da uno dei tanti miscugli filologici tra sloveno e italiano, tipici del capoluogo giuliano. Nella parte alta della via l'acqua sgorgava copiosa dalla roccia, che in sloveno si dice skala, e l'acqua da sempre è stata una risorsa pregiata sull'altipiano carsico. Per cui ecco che quel miscuglio di marna e arenaria (skala appunto), proprio grazie alla presenza della vitale risorsa idrica, diventa "santo"; da cui ecco il toponimo “Roccia Santa”, Skala Santa, Scala Santa.
1950 circa Scala Santa Osteria de Doro con Doro e sua moglieScala Santa può essere considerata la madre di tutte le dissuasive - per ciclisti e pedoni - salite triestine. Questa storica erta collega il popoloso rione di Roiano all'altipiano carsico. La via comincia alla confluenza di via Villan de Bachino, via Montorsino e via Giusti, a un'altitudine di soli 18 metri s.l.m., e dopo circa 2.000 metri di tornanti, rampe e pavè, superando 326 metri di dislivello, arriva ai 343 metri s.l.m. dell’Obelisco. La pendenza media è del 16,2% ma ci sono dei tratti quasi al 20% e comunque non si scende mai sotto il 10%. Queste pendenze, il fondo in pavè, la sola idea di affrontarla, sono alla base della sua mitica fama.
1959 - Osteria de Mondo - Panorama della città di Trieste con sullo sfondo Nave Vulcania o SaturniaOggi Scala Santa è una specie di via-dormitorio di lusso. Dappertutto solo automobili e scooter letteralmente aggrappati ai marciapiedi. L’inizio di Scala santa sembra semplice, ma è un falso avvertimento. Ben presto, girata la prima curva, la strada comincia a salire. Passata la prima di una lunga serie di fontanelle si raggiunge una specie di piazzetta, e da qui in poi si comincia a fare decisamente sul serio e fino all'Obelisco non si molla praticamente mai.
L’osteria di “Doro” non esiste più, come i negozi e le altre trattorie, tipo la vecchia osteria di “Mondo”, all'altezza della terza fontana, dove ruspe voraci hanno fatto posto a villette che regolarmente scatenano le ire e i timori dei residenti. Si respira ancora molta storia. Dalle parti del numero civico 147 c’è il segnale che indica l’inizio di Trieste. Poco distante la splendida proprietà della famiglia Ralli con le sue tre querce maestose, nella cosiddetta località “Stajce”, altro intarsio sloveno che segnala come una volta lì fosse zona di pascoli. Più su ci sono i pastini dei vignaioli Stanko Hrovatin e Tullio Dodini, lui anche ingegnere, che continuano a produrre il vino di Scala Santa. Superato il ponte sulla ferrovia, nascosto dall'edera, c'è il cippo tedesco che un tempo segnava il dazio doganale, un confine insomma. Più su il comprensorio della SISSA, scuola per geni, poi l’ultimo tratto rettilineo con una vista spettacolare che termina al piazzale dell’Obelisco.
scala santa altimetriaScala Santa è una salita davvero impegnativa! Qualunque atleta che abbia il senso del sacrificio sportivo e abbia a cuore la prestazione si è cimentato su questa rampa.
La "Rampigada Santa" è la sua crono-scalata!
 
 
 

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