
CLANFA
Il tuffo a clanfa, comunemente noto semplicemente come clanfa, prende il suo nome dalla postura del tuffatore al momento dell'ingresso in acqua.
In dialetto triestino clanfa, significa rampino, graffa o ferro di cavallo, e i triestini l'hanno ereditato dal «klampfe» del dialetto bavarese.
La clanfa base, se possiamo usare questo termine, si esegue staccando dalla terraferma fronte all'acqua, durante il volo si assume una posizione "ovoidale" [citando il Pecile da www.andreapecile.it] tale da permettere di raggiungere l'acqua in posizione orizzontale, con gambe e braccia tese proprio a disegnare un immaginario ferro di cavallo. Appena entrato in acqua, con un movimento (che sempre il Pecile definisce "zifonella dele culatte") ci si apre sotto il pelo dell'acqua in maniera da aumentare il più possibile la superficie dell'acqua spostata che richiudendosi dietro la schiena del tuffatore permette allo schizzo di esplodere verso il cielo.
Come altri tuffi triestini, la clanfa ha infinite tipologie e varianti:
- semplice
- taconeti (durante il volo si simula il movimento maschile dell'accoppiamento)
- caminada (durante il volo si cammina nell'aria)
- bianca balena (durante il volo ci si abbassa il retro del costume per fornire prove inconfutabili sul grado di abbronzatura raggiunto)
- c’à o claps (durante il volo si battono le mani... almeno davanti e dietro al corpo meglio se anche tra le gambe destra e sinistra)
Gli americani chiamano questo tuffo "suicide".
Frase di rito:
"gò schizà?" da rivolgere rivolti verso la terraferma all'uscita dall'acqua
Di seguito il video demo del tuffo.
A cura del VANZADOR MAXIMO señorito Andrea "SUNSHINE" PECILE




